Consuntivo d'assalto

È che vieni travolto dal resto della tua vita: dal lavoro che comunque lunedì ti porta in ufficio a pensare ad altro (e devi pensare ad altro, sennò la porta è quella e tanti saluti), dalla morosa, dalle tante piccole banalità di casa (quotidiane, proprio: la bolletta, ma perché è così alta?, il gatto, hai comprato le scatolette o gli facciamo fare dieta?, maledetto internet, adesso chiamo Telecom e gli faccio un cazziatone). Sennò queste righe le avrei scritte molti giorni fa.

Sabato 7 novembre, al
Centro culturale Candiani di Mestre, uno dei posti più belli che abbiamo in città, si è svolto un evento dal nome Gioventù d’asfalto, gioventù d’assalto: viaggio alla scoperta dei giovani raccontati da Massimiliano Santarossa. Massimiliano Santarossa è uno degli scrittori più famosi che abbiamo nel Nordest, e uno dei più sinceri: il fatto ch’è mio amico dipende dalla seconda questione, non dalla prima. Siamo diventati amici perché nella tarda estate del 2008 gli ho spedito un’email dicendogli: senti, ho letto Storie dal fondo, m’è piaciuto, perché non facciamo una presentazione? Ehi, tra l’altro, non è che hai qualche racconto per inutile? È iniziata proprio così. Adesso ogni mese pubblichiamo Bar NordEst, degli estratti dal suo ultimo Gioventù d’asfalto, uscito un paio di mesi fa. E proprio da Gioventù d’asfalto siam partiti, il 7 novembre, per fare una discussione intorno ai giovani del NordEst. Non per campanilismo o per legami politici, ma solo perché tutte le persone che sono intervenute abitano in queste regioni, e perché comunque i racconti di Max parlano di quello.

Dal libro siam partiti, con Max, Marco Garbin (all’epoca assessore alla Cultura per il comune di Martellago), Alessandra Trevisan, Stefano Patron (bibliotecario di Ca’ Foscari), Nicolò Porcelluzzi (a nome dello Spritz Letterario), e il sottoscritto (per
inutile, associazione e rivista): e siam partiti bene, guidati dall’ottimo Sergio Frigo (del Gazzettino), a parlare della gioventù di oggi, con inevitabili riferimenti alla gioventù di ieri, e critiche e suggerimenti, e sono venute fuori cose davvero belle, soprattutto dagli interventi di Stefano e Marco (mentre io, ammetto, ho lasciato parecchio a desiderare). E per dimostrare che non siamo solo una gioventù d’asfalto, via con l’assalto: letture di racconti scritti da persone che abbiamo incontrato in questi quasi tre anni di vita di inutile, persone che conoscevo, e della cui qualità mi sentivo di garantire. Racconti di Viviana Capurso, Ilaria Vajngerl, Michele Marcon, di Nicolò, uno letto da Max; e per finire, Lisa e i suonastorie a salutarci con un po’ di musica (be’, musica letteraria, diciamo così).

Adesso è passato un po’ di tempo, e posso dire le cose con più tranquillità, e cognizione di causa, e quindi: è stato davvero bello. È stato bello vedere cento e più persone (a seconda dei momenti) davanti a noi, lì per noi, portati da noi. Alcuni erano amici di famiglia, altri erano amici degli ospiti, altri non li avevo proprio mai visti: il che è un bene, se stai cercando di organizzare eventi cui venga sempre più gente e possibilmente non solo i tuoi vicini di casa. È stato davvero bello, perché i commenti di tutti sono stati: avete fatto una cosa interessante, e una cosa diversa, e una cosa intelligente, e una cosa che dovrebbe essere fatta più spesso. Spero che tutti non ci abbiano detto queste cose solo per farci felici. È stato spossante, stancante, irrimediabilmente massacrante, perché sono stati sette mesi di mail, di preparativi, organizzazioni, riunioni, telefonate, ancora mail e ancora mail e ancora mail. Serate a fare le locandine e i segnalibri (venuti davvero bene, però). Timori di non essere all’altezza, di non riuscire a tenere testa all’organizzazione che noi stessi avevamo pensato. Spossante perché abbiamo fatto cinque cose in una: presentazione, dibattito, letture, musica, cena. Un dibattito con sette persone sul palco, robetta da poco. Cinque letture, un gruppo musicale, robetta da poco. Per la cena una tavolata da quaranta persone (poi ridotti a venti: allora sì, questa sì è robetta). La sera dopo ero annientato.

Ma ce l’abbiamo fatta. E sono felice che voi ci foste. E se voi non c’eravate, vi siete persi un pomeriggio diverso, interessante, intelligente. Uno dei pomeriggi più fichi di questo novembre mestrino.

Matteo Scandolin {presidente}